
Riceviamo da Innocenzo Alfano. "Cari amici più o meno rockofili, sicuramente molti di voi (credo tutti) conosceranno
Child In Time dei Deep Purple, un brano pubblicato per la prima volta, dal leggendario gruppo inglese specializzato in hard rock, nel 1970. Bene, sappiate che il tema strumentale di quel pezzo non è farina del sacco dei Deep Purple. Il quintetto guidato da Ritchie Blackmore e Jon Lord copiò infatti – spudoratamente – la composizione di una band californiana chiamata It’s A Beautiful Day, purtroppo senza mai confessare la “indebita appropriazione” (nei cosiddetti credits il brano risulta difatti ancora oggi accreditato a Blackmore / Gillan / Glover / Lord / Paice, cioè ai Deep Purple). Tutto qui? No di certo, perché anche gli It’s A Beautiful Day si erano a loro volta allegramente “ispirati” ad uno che, assai prima di loro, aveva ideato e già inciso una musica identica. Insomma, nel rock si ruba alla grande, e nessuno ne sembra scandalizzato.
Ho raccontato (brevemente) questa storia in un articolo uscito sul periodico calabrese APOLLINEA, “Rivista bimestrale di arte, cultura, ambiente, turismo e attualità del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XIV – n. 6 – novembre-dicembre 2010, p. 32”. Per la verità ho provato a raccontarla, prima che su Apollinea, su qualche rivista musicale di pop/rock, proponendo loro il mio articolo, ma ormai ho capito che le riviste musicali (pop/rock) sono interessate solo alle agiografie e a poco altro, perché il rock, da quando esiste, può essere (così pare) solo celebrato; tutto ciò che disturba questa sorta di “festa permanente” dà, in un certo senso, fastidio.". E noi pubblichiamo con vero piacere. Ragazzi, sotto con i commenti.